Pensieri del 2007: Teatro stabile di strada®

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Teatro Stabile di Strada® (luglio 2006 – Piazza San Giovanni – Torino)

Intendo in questo blog scrivere soprattutto sul teatro; condividere pensieri che siano motore o derivazione di azioni teatrali che ho compiuto o visto compiere: ottenere e fornire strumenti per ragionare sulle potenzialità pedagogiche del teatro e sulla sua natura politica ed artistica.

Per raccogliere le idee e ricostruire un percorso mentale e esperienziale – sia per me sia per chi legge – riporto quindi alcuni miei pensieri di qualche anno fa, quando, sperimentando – per la prima volta in modo organico – un teatro “popolare alto” su strada, cominciai a ragionare sul fatto che il teatro può essere civile per l’azione che lo muove (gli attori cittadini fra i cittadini, alla ricerca dei cittadini, i cives), ancora prima che per le tematiche che affronta: un pubblico da cercare, da raggiungere e da conquistare, non solo da aspettare. Per dirla con le parole di uno storico e teorico del teatro come Gian Renzo Morteo: “Essere ascoltati: una conquista, non un presupposto, tanto meno un diritto”.

Si tratta della conclusione di un contributo che scrissi in occasione del CENACOLO2 (dibattito fra operatori teatrali svoltosi martedì 24 Aprile 2007, presso le Officine Caos a Torino):

(…)

“Chi va fabbrica il dove” (Quaderno degli spettatori, 1 ottobre 2006 – Piazza Rossetti, Alba – CN), mi scrisse una spettatrice sul quaderno che lascio a disposizione del pubblico durante le repliche del mio Teatro stabile di strada®. Lei aveva capito tutto: basta andare. Trovato il dove, saranno proprio i contenuti e i linguaggi che tanto più ci permetteranno il “come”, quanto più saranno elastici e disposti ad “avvenimento, imprevisto, improvvisazione, continua evoluzione dello spettacolo” (sono ancora parole di Gian Renzo Morteo).
Per rispondere alla terza domanda (Come si vuole contribuire con il proprio specifico apporto, all’educazione, alla ricerca e alla creazione, per la formazione teatrale e per la maggiore conoscenza e diffusione del teatro contemporaneo?) spiego brevemente proprio che cos’è il mio Teatro stabile di strada®: consiste nella circuitazione su strada (parallela, organizzata e frazionatamente stanziale) proprio dei medesimi spettacoli che vengono replicati nel sistema teatrale.
Eccone il manifesto: http://goo.gl/xWrP46
Come accennavo prima, durante ogni replica lascio accanto alla zona scenica un quaderno su cui gli spettatori possono scrivere ciò che vogliono.
Tralasciando i commenti più specifici e relativi allo spettacolo che replico, riporto qui alcune fra le tante frasi scritte dagli spettatori; riguardano il progetto e in senso lato possono forse fare riflettere riguardo alle necessità e al fermento di un ipotetico nuovo pubblico:
– Perché una città sia viva, dovrebbe avere ogni sera spettacoli così. Speriamo di non dovere morire anke noi giorno dopo giorno. Grazie (Quaderno degli spettatori, 31 luglio 2006 – Piazzetta san Giorgio Chieri – TO)
– Non capisco gran che di teatro, ne sono rimasta confusa. Però mi è piaciuto molto. alla fine ne sono rimasta sconcertata. bravo! (Quaderno degli spettatori, 31 luglio 2006 – Piazzetta san Giorgio Chieri – TO)
– “Che senso avrebbe la vita senza emozioni?” …Ed è ciò che tu fai! (Quaderno degli spettatori, 31 luglio 2006 – Piazzetta san Giorgio Chieri – TO)
– Coraggioso, affascinante progetto, spero la contaminazione continui e cresca, il teatro ne ha bisogno, oltre che la gente.  (Quaderno degli spettatori, 17 luglio 2006 – Piazza san Giovanni, Torino)
– Quando uno passeggia x strada di solito si ferma davanti alle vetrine o a parlare con la gente, ma è un attimo facile da dimenticare…  ma quando ci si ferma per strada e si sente una storia è difficile dimenticarla… Grazie per essere stato su questa strada, ci hai emozionato. (Quaderno degli spettatori, 2 ottobre 2006 – Piazza Rossetti, Alba CN)
– Era tanto che qualcuno non mi raccontava una storia. Grazie! (Quaderno degli spettatori, 2 ottobre 2006 – Piazza Rossetti, Alba CN)
La caratteristica più stimolante di questo progetto e – credo – di qualunque progetto o atto che porti gli spettacoli in luoghi a tutti accessibili, è la miscellanea che viene a crearsi fra pubblico intervenuto ad hoc e pubblico capitato lì per caso.
Durante le stanzialità parlo molto con gli spettatori, perché finita ogni replica preparo un caffè in una grande moka e lo offro insieme a dei biscottini. Tutto ciò fa parte dell’atto politico. E’ politico sedersi per la strada con gli spettatori a bere un caffè. E’ politico da parte degli spettatori lasciare non solo commenti, ma anche indirizzi e-mail per essere informati sulle future stanzialità e sulla mia attività teatrale. E’ politico da parte mia lasciare le cartoline informative con il manifesto del progetto e il mio indirizzo e-mail. E’ politico e sommamente contaminante che chi ho conosciuto come spettatore per la strada, informato via e-mail, sia poi venuto a vedere un mio spettacolo in teatro in compagnia di amici; o che gruppi di persone sia dopo repliche in teatro che per strada, a fine spettacolo mi abbiano avvicinato dicendo che li aveva mandati il tale che mi aveva visto durante una replica in strada. E’ politico e vitale che con alcuni spettatori sia nata una vera e propria corrispondenza via e-mail o che altri spettatori abbiano scritto del progetto sui propri blog personali, diffondendolo sul web.
Con il mio nuovo pubblico ho scoperto l’ennesima pentolata di utile acqua calda: lo spettacolo dal vivo siamo noi. Noi uomini e donne, ogni volta che ritroviamo libertà, sfruttando una qualunque possibilità di sognare e pensare, comunicando. Noi cittadini, non importa se attori, musicisti, danzatori, mimi, registi o spettatori. Noi abitanti della pòlis, non schiavizzati da alcun sistema.

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